il fuoriexpo di ristorexpo è a suon di casseoula

Intanto smettetela di chiamarla o di scriverla altrimenti: bastano due minuti per controllare la corretta grafia su Wikipedia.

Si dice casseoula, o al più cassoeûla. E non ho altro da dire su questo argomento, passiamo allo sport.

La settimana, da domenica a domenica, è stata quella del ringhioso Gattuso, colui il quale capì come il motto mens sana in corpore sano fosse da applicare ad litteram, e quindi fece rifare la preparazione. Poi deve aver trovato il ritratto di Dorian Gray di Filippo Inzaghi e averlo convinto a prestarsi per il Cutronico erede suo, ma questa non è ancora leggenda, speriamo presto lo divenga

Celebriamo quindi la strada ritrovata andando simbolicamente a magnarci il feticcio del Nove di Maggio, quell’Higuain che a Napoli continuano a veder bene ingrassato. Certo che la rubentus, squalificato il bruto (fatti non fummo a calciare come) chiellino e anestetizzato con la VAR il tagliaventus, tragica maschera di commedia plautina, meglio farebbe a concentrarsi sulla Champions League, dove ha qualche possibilità in più (per la legge dei grandissimi numeri, of course), almeno #finoallafinale.

Ristorexpo, per il fuorisalone, ha messo su una simpatica combriccola di ristorantini locali che si dicono disposti a rappresentare l’orgoglio della gastronomia brianzola, la casseoula – what else – in un format promozionale atto a portare nuovi estimatori di questo manicaretto. Dieci giorni, tredici ristoranti, non ce la faremo mai ad assaggiarli tutti: ci scusiamo con i nostri cari soliti noti, approfitteremo per scoprire altre proposte.

Iniziamo dall’agriturismo Azienda Agricola Sant’Anna di Eupilio, civettuolo quanto basta per catturare l’estetica contemporanea.

Bello il cestino del pane, e ben ricolmo.

Ma a voi cosa vi frega del pane? È per la casseoula che mi avete cliccato. Segni particolari di questa riuscitissima interpretazione? Polenta sopraffina e perfetta cottura di costina e verzino, teneri senza perdersi nelle verze come lagrime nella pioggia.

La porzione era ben più che apta mihi, anzi. Per dolcetto (fuori menù concordato ma senza scherzetto, il prezzo è sulla carta) chiedo solo di resuscitare dagli anni ’80 l’affogato al caffè: qui tengono le vacche, il gelato è fatto a metri zero dalla raccolta del latte, penseranno di me hoi barbaroi, kakòi, ma non fanno un plissé, anzi.

Il caffè viene aggiunto al gelato live, sotto i miei occhi, ed io ancora instupidito dai ricordi proustiani suscitatimi dalla casseoula non ho fatto tempo a ritrarre il rituale. Ah, se quel Toscan io fossi!

Tutto meraviglioso, bravissimi. Ora per gli altri dodici casseoulari del karaoke di ristorexpo sarà dura andarvi a pari: vedremo.

p. s. : per i feticisti degli avanzi, il consueto ossequio.

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